“I TAMPONI NON SONO INFALLIBILI”

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Anche i tamponi sbagliano. “Non di rado ci capita di dover ripetere due, tre o anche quattro volte l’esame su pazienti ricoverati con sintomi quasi conclamati da Covid -19 per rintracciarne la positività” racconta al quotidiano il Tirreno Alessandro Bartoloni, primario di Malattie infettive all’ospedale di Careggi. L’attendibilità dei tamponi si fonda su due elementi: specificità e sensibilità. «Un kit con alta specificità non darà molti falsi positivi, un kit con alta sensibilità abbassa la probabilità di falsi negativi – spiega Pierluigi Lopalco, epidemiologo all’università di Pisa – Ma quelli disponibili finora non sembrano assicurare né l’una né l’altra”. Di certo il fenomeno dei falsi negativi nei tamponi nasofaringei è abbastanza frequente. Si parla addirittura di un caso su tre, anche per questo la negativizzazione dei pazienti al virus viene verificata con un doppio tampone a distanza di almeno 24 ore l’uno dall’altro. I falsi negativi possono essere causati da scarsa presenza del virus al momento del prelievo col cotton fioc e da errori nell’esecuzione della tecnica di campionamento. Se non si spinge bene il bastoncino nel naso c’è il rischio di non raccogliere il materiale sufficiente. Anche così si spiegano i casi di persone che si sarebbero ammalate due volte nel giro di poche settimane, ma che in realtà non sono recidive. “Si tratta piuttosto di riaccensioni endogene del virus – spiega ancora il professor Lopalco – Perché ormai sappiamo che può restare nel corpo anche più di 30 giorni. Si deve parlare di falsi guariti. Pazienti che non si erano negativizzati. Semplicemente il primo dei due tampini finali aveva fatto cilecca».