MORTO SUL LAVORO, CINQUE INDAGATI

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Lo scorso 5 maggio rimase ucciso, schiacciato dal camion della cooperativa agricola per cui lavorava, mentre stava per iniziare i lavori di manutenzione sulle chiome di alcuni pini a Livorno in via di Montenero. Adesso, per la morte dell’operaio albanese 30enne Romario Spaneshi, sono cinque i nomi che la Procura di Livorno ha iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo.
Si tratta dei membri del consiglio di amministrazione della società di giardinaggio e uno di loro, il giorno della tragedia, faceva parte della squadra di intervento con il giovane scomparso. Il pubblico ministero ha delegato per tutti gli accertamenti i tecnici dell’igiene e della sicurezza sul lavoro dell’Asl Toscana nord ovest (che fin da subito hanno ascoltato i colleghi della vittima) e la polizia municipale, che ha svolto i rilievi con le proprie sezioni specializzate. Fra qualche giorno, alla presenza di tutte le parti coinvolte nell’inchiesta, si svolgeranno anche alcuni test (delle prove di carico) sul mezzo pesante che ha travolto e schiacciato l’operaio contro il muro di un’abitazione. Il mezzo sarebbe scivolato dai piloncini che lo avrebbero dovuto immobilizzare sull’asfalto, perdendo poi trazione e andando all’indietro. Dopo aver travolto e ucciso l’operaio 30enne si è poi schiantato sul muro perimetrale di una villetta della stessa strada, 50 metri più giù all’improvviso il mezzo pesante ha ceduto dai sostegni che lo avrebbero dovuto tenere fermo sull’asfalto, perdendo trazione e travolgendo il retromarcia il dipendente della cooperativa di via delle Macchie. Cinque persone indagate per omicidio colposo. È il primo passo della procura dopo la morte di Romario Spaneshi, l’operaio rimasto schiacciato a soli 30 anni dal camion della cooperativa agricola “Il Carro”. Il giovane – originario di Kavajë, in Albania, e da tempo in pianta stabile a Livorno – il 5 maggio con altri due colleghi.
Gli indagati – è quanto emerge dall’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Rizzo – sarebbero i membri del consiglio di amministrazione della società e uno di loro, quel giorno, era anche nella squadra di intervento con il giovane scomparso. Sono il presidente Daniele Felci, l’agronoma Stefania Piazza, Walter Marabotti, Elena Capolupo e Llazar Comarano (quest’ultimo, quella mattina, era con lui). Sono difesi dagli avvocati Laura Formichini, Margherita Filoni e Antonio Basoni. Un passo necessario, quello nei confronti dei dirigenti della società di giardinaggio, per accertare le loro eventuali responsabilità in vista del prosieguo delle indagini per ricostruire l’incidente sul lavoro. Il pubblico ministero – che come consulente aveva subito nominato l’ingegner Stefano Rum – ha delegato per tutti gli accertamenti i tecnici dell’igiene e della sicurezza sul lavoro dell’Asl Toscana nord ovest (che fin da subito hanno ascoltato i colleghi di Romario) e la polizia municipale, che ha svolto i rilievi con le proprie sezioni specializzate. Fra qualche giorno, alla presenza di tutte le parti coinvolte nell’inchiesta, si svolgeranno anche alcuni test (delle prove di carico) sul mezzo pesante della Iveco che ha travolto e schiacciato l’operaio di 30 anni, sposato e padre di una bambina di soli sei mesi, schiacciandolo contro il muro di un’abitazione all’incrocio fra via di Montenero e via delle Vecchia salita. Il mezzo – stando a quanto ricostruito nell’immediatezza – sarebbe scivolato dai piloncini che lo avrebbero dovuto immobilizzare sull’asfalto, perdendo poi trazione e andando all’indietro. Dopo aver travolto e ucciso l’operaio si è poi schiantato sul muro perimetrale di una villetta della stessa strada, 50 metri più giù, danneggiandolo nella parte interna ed esterna. Erano le 8.30 di mattina e i soccorsi delle Misericordie di Livorno e di Montenero, purtroppo, sono risultati inutili. Romario era già morto.