IMPRESE A RISCHIO CHIUSURA DEFINITIVA

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Nonostante le riaperture, dopo il lockdown per l’emergenza Coronavirus, la situazione di molti commercianti resta gravissima. Secondo quanto emerso da un’indagine di Confcommercio, svolta sulle prime due settimane di riapertura per le imprese dei settori ristorazione e bar, abbigliamento, altre attività del commercio al dettaglio e dei servizi, infatti, per il 28% delle imprese che hanno riaperto, rimane elevato il rischio di chiudere definitivamente a causa delle difficili condizioni di mercato, dell’eccesso di tasse e burocrazia, della carenza di liquidità
Le attività più colpite restano bar e ristoranti, dei quali solo il 73% hanno deciso di ricominciare, a conferma delle gravi difficoltà delle imprese impegnate nei consumi fuori casa. Inoltre, più della metà delle attività prese in esame, stima una perdita di ricavi che va dal 50 fino ad oltre il 70%. 
Purtroppo, sottolinea Confcommercio, le valutazioni sono fortemente negative. Fin qui, nell’esplorazione delle due indagini, svolte a distanza di una settimana, emerge una significativa oscillazione dei giudizi tra la voglia di tornare a fare business e percezioni piuttosto cupe sull’andamento dei ricavi, il tutto condito da un esplicito orientamento delle imprese volto a smussare l’impatto delle difficoltà e dei problemi. Ma se nella prima settimana solo il 6% degli intervistati indicava un’elevata probabilità di chiusura dell’azienda, nella seconda ondata di interviste, a fronte di un ragionamento più articolato, il 28% degli intervistati afferma che, in assenza di un miglioramento delle attuali condizioni di business, valuterà la definitiva chiusura dell’azienda nei prossimi mesi. A corroborare questa suggestione, dice Confcommercio, intervengono i timori che nel prossimo futuro si dovrà comunque richiedere un prestito (50% del campione), non si sarà in grado di pagare i fornitori (40%) né di sostenere le spese fisse (43%).