LA “GIOCHESSA” DELLE MASCHERINE

17

La tecnica: inserire tra due veli celesti (quelli caratteristici delle mascherine chirurgiche) un velo bianco di scarsa qualità per abbattere i costi e aumentare i guadagni, era già stata scoperta. ma quello che le intercettazioni dell’inchiesta sulla truffa nella fornitura di mascherine alla protezione vicile scoperta dalla guardia di finanza di prato hanno fatto emergere è il nomignolo con cui gli imprenditori coinvolti l’aveva ribattezzata: la “giochessa”. Una furbata, un trucchetto, che bene sintetizza la facilità con cui, per soldi, si può giocare con la salute delle persone, facendo loro indossare mascherine incapaci di fermare il virus.
sotto accusa i fratelli titolareli del gruppo pratese YL, che dopo aver rifornito l’Estar di mascherine ’Toscana 1’, e pure cuffie e camici, aveva incamerato, per l’emergenza Covid, una fornitura da 45 milioni di euro, per 93 milioni di pezzi, anche con il Commissario straordinario della Protezione civile Arcuri. La prima fornitura sarebbe stata perfetta per non insospettire nessuno, da quella successiva sarebbero invece arrivate mascherine con lo strato nascosto scadente, appunto la giochessa.
le consegne però, scaglionate fino al prossimo ottobre, si sono interrotte con le perquisizioni di giovedì. I pagamenti, invece, si era interrotti già da prima, sia per le forniture alla protezione civile, sia per quelle a Estar, che però precisa come questi lotti non fossero destinati alla toscana. Secondo la centrale acquisti regionali le mascherine delle cinque ditte riconvertite (tre delle quali finite nell’inchiesta di Prato), non sarebbero neanche approdate in sale operatorie.