RIVENDICATO IL RAID ALLA STATUA DI MONTANELLI

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“L’imbrattamento non basta, adesso chiediamo l’abbattimento”. E’ la volontà della Rete Studenti Milano che ha rivendicato il raid vandalico contro la statua del giornalista toscano Indro Montanelli, deriva dell’ondata di proteste nate dall’omicidio di George Floyd e divenute anche un attacco a tutti i simboli del colonialismo. La colpa della penna di Fucecchio, quella di aver di fatto comprato, durante la guerra in Etiopia, una moglie-bambina di età compresa fra i 12 e i 14 anni.
«Razzista, stupratore», alcune delle scritte vergate sulla statua durante il raid rivendicato con un video in cui si vedono alcuni ragazzi che arrivano in bicicletta all’interno del parco milanese di via Palestro, anch’esso intitolato a Montanelli, e lanciano barattoli di vernice rossa. Il Comune di Milano ha subito incaricato una ditta di effettuare un intervento di ripulitura. La statua, essendo in bronzo, necessita di un intervento specializzato, anche se alcuni cittadini si sono già prestati con spugne e olio di gomito. Il sindaco meneghino Beppe Sala ha già detto che la statua non sarà spostata da lì, nè tantomeno abbattuta. Intanto da Fucecchio, il presidente della fondazione Montanelli- Bassi Alberto Malvolti esprime amarezza di fronte a queste immagini e a La Nazione dice che il problema non è la statua (che Indro peraltro non avrebbe voluto), ma di giudizio globale per un episodio giovanile assunto come pecca gigantesca. Il matrimonio – aggiunge – venne proposto dalla polizia locale e Montanelli non approfittò mai della ragazza, tanto che questa chiamò Indro il figlio avuto in seguito da un altro uomo”.