L’EXPORT TIENE NEL PRIMO TRIMESTRE 2020

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Nel primo trimestre 2020 la Toscana è riuscita a replicare il valore di esportazioni dell’anno precedente: nel periodo gennaio-marzo le vendite all’estero anche extra-distrettuali sono state pari a 10 miliardi di euro e collocano la Toscana come quinta regione italiana per export realizzato, con un risultato migliore della media nazionale.
Lo afferma il Il Monitor dei Distretti della Toscana, realizzato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo.

In un contesto estremamente difficile, caratterizzato da gran parte del mese di marzo condizionato dall’emergenza Coronavirus, va tuttavia segnalato come sette distretti tra i venti monitorati hanno realizzato una crescita o hanno almeno confermato il valore di esportazioni del primo trimestre 2019. Tra quelli con i risultati migliori si distinguono proprio le realtà non interessate dalle misure di contenimento come i distretti della filiera agro-alimentare con i Vini dei colli fiorentini e senesi (+13%) e l’Olio toscano (+4,5%) e i distretti del cartario, i quali, oltre a non essere stati compresi nell’elenco delle attività sospese, sono stati interessati da un incremento di domanda.

Unico distretto del sistema moda che ha incrementato il valore delle esportazioni è l’Abbigliamento di Empoli (+5,6%); numeri positivi anche per la Ceramica di Sesto Fiorentino (+2,1%) e le Macchine per l’industria tessile di Prato (+0,5%).

Gli altri distretti, invece, hanno registrato un calo rispetto al 2019; in particolare è proprio il comparto della pelletteria e calzature che ha registrato le perdite maggiori.

Lo scenario rimane ancora molto incerto e fortemente condizionato da elementi di difficile valutazione come il rischio di una seconda ondata autunnale della pandemia o la presenza di focolai estivi importanti: dopo il crollo tra marzo e aprile, i primi indicatori macroeconomici disponibili per il mese di maggio hanno evidenziato un recupero rispetto al mese precedente, anche se i livelli di attività restano inferiori alla norma.

con la Pelletteria e calzature di Firenze (-22,8%), le Calzature di Lamporecchio (-63,2%), la Concia e calzature di S. Croce (-15,1%), la Pelletteria e calzature di Arezzo (-26,5%) e le Calzature di Lucca (-32,0%). Si segnalano inoltre, tra i settori maggiormente colpiti, l’Oreficeria di Arezzo (-15,6%) e il Florovivaismo di Pistoia (-20,4%). Nel comparto del tessile e abbigliamento si sono osservate riduzioni percentuali sempre significative, ma leggermente più contenute nel Tessile e abbigliamento di Prato (-5,3%) e nel Tessile e abbigliamento di Arezzo (-17,8%).