POSSIBILE SVOLTA SUL MISTERO DI ALDA

6

«Le ipotesi di suicidio, incidente stradale e caduta accidentale risultano poco plausibili, mentre non si può escludere la morte per azione violenta da parte di terze persone» vale a dire omicidio. Sono le conclusioni del maggiore di Ris di Roma Cesare Rapone, consulente tecnico del Tribunale di Grosseto che sta tentando di fare chiarezza sulla morte di Alda Albini, la donna trovata senza vita la notte del 21 dicembre 2017 a Roccatederighi. La Procura di Grosseto ha ripreso a indagare alla fine del 2019 su istanza presentata dagli avvocati dell’ex genero della defunta.
I reparti di investigazione scientifica hanno eseguito diversi sopralluoghi a casa della donna e nel luogo del ritrovamento del corpo. Ben 46 i reperti esaminati: dai sifoni di scarico dei lavandini ai tovaglioli, dagli indumenti ai pettini, perfino un libro di preghiere. Nella casa di via della Torre, ancora sotto sequestro, è stato usato il luminol per la rilevazione di tracce latenti di sangue.

Scartate le ipotesi di un suicidio o di una caduta nel torrente secondo i Ris «è consentito supporre che la Albini sia morta per azione violenta da parte di terze persone, condotta nella boscaglia o in altro luogo, per poi essere trasportata in stato di incoscienza, ovvero tramortita, o morta. Il corpo lasciato dove poi è stato rinvenuto, adagiato nel letto del corso d’acqua. Negli ultimi giorni, è stata presentata in Procura, a Grosseto, anche la consulenza tossicologica e tre istanze di acquisizione di ulteriore documentazione