E’ DOLOSO IL ROGO NELL’AZIENDA TOLTA ALLA MAFIA

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Sopra Suvignano non c’è soltanto il fumo dell’incendio che nella notte ha devastato un capannone e settecento rotoballe di fieno. C’è un’ombra ben più scura, che se accertata, potrebbe aprire scenari inquietanti. La tenuta, compresa tra Murlo e Monteroni d’Arbia, è il bene più grande confiscato alla mafia nell’area centrale del Paese e le prime perizie hanno indotto la Procura di Siena ad aprire un’inchiesta per rogo doloso. “Al momento quanto accaduto non è collegabile a ipotesi di mafia”, dice il procuratore capo di Siena Salvatore Vitello. Poco prima il leader della Lega Matteo Salvini, ex ministro dell’Interno, aveva chiesto al Viminale di fare chiarezza: “E’ stato un incendio accidentale o è opera della mafia?”. Il rogo è doloso, secondo i primi accertamenti. Il punto di innesco è stato individuato nella zona anteriore dell’azienda, ma non è ancora chiaro che cosa sia stato usato per incendiare. Nel frattempo i carabinieri del Comando provinciale di SIena e i vigili del fuoco, coordinati dal sostituto di turno Serena Menicucci, hanno posto sotto sequestro l’area interessata dalle fiamme. A dare l’allarme è stato un operaio che abita in un podere vicino. Complessivamente la zona interessata, è di circa duemila metri quadri e il danno stimato è di 720mila euro. “Senza considerare i costi di bonifica e lo smaltimento dei materiali andati distrutti”, come ha sottolineato Marco Locatelli, direttore di Ente terre regionali toscane, che gestisce il complesso per conto della Regione.