PRIME ANALISI DOPO IL ROGO

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la moria di pesci nel fosso degli Ortolani e nella Greve registratasi dopo il rogo che ha distrutto la Silo di San Bartolo a Cintoia è stata determinata dalle sostanze dilavate dall’incendio, materiali grassi utilizzati nella cosiddetta fabbrica degli ossi. Lo confermano, come si era ampiamente ipotizzato, i primi risultati analitici degli accertamenti effettuati nei laboratori dell’Arpat sui campioni di acqua prelevati nei due corsi.
In particolare l’acqua del fosso degli Ortolani è stata contaminata da un forte afflusso di sostanze grasse e proteiche che, in quanto biodegradabili, attivano processi batterici aerobici, vale a dire consumano l’ossigeno presente soffocando i pesci. Al momento l’Arpat non ha invece evidenziato la presenza di sostanze di particolare tossicità.
Lungo il fosso, che è stato prosciugato sono evidenti le tracce di materiale nerastro ed umido, responsabile anche dell’odore particolarmente sgradevole che ancora si avverte attorno all’azienda dove si producevano oli e acidi grassi per il settore industriale, zootecnico e farmaceutico.
Le macerie della fabbrica, che contengono ancora residui di sostanze organiche non bruciate, e che costituiscono l’altra sorgente dei cattivi odori, sono – al momento – sotto sequestro giudiziario per poter effettuare gli accertamenti necessari. La quantità di materiale interessato è rilevante e purtroppo, anche dopo il dissequestro dell’area, è prevedibile che le operazioni di rimozione non saranno di breve durata