SEGREGATA NEL POLLAIO, “VIVO ANCORA NEL TERRORE”

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“Non sono soddisfatta della giustizia, la notte non dormo e nove anni a me sembrano pochi per i reati commessi”. A parlare è Patrizia Carotti, la donna rimasta segregata per un mese in un pollaio nelle campagne della Rufina. Il Tribunale di Firenze ha condannato a 9 anni e mezzo il suo carceriere Massimo Ricci. “Ricordo tutto e non riesco a dimenticare il male ricevuto. La cattiveria di quelle persone è indescrivibile e stare chiusa in un pollaio è stato terribile. Nessuno ha chiesto scusa per quello che è successo – ha proseguito -. Ricordo bene lo sguardo di Ricci in aula: anche se scortato dalla Polizia Penitenziaria ho visto nei suoi occhi la rabbia nei miei confronti”. La sentenza inoltre non ha posto fine alle difficoltà della donne e della sua famiglia: “Vivo in condizioni di estremo disagio, non riesco a trovare lavoro così come mio figlio. L’unica mi entrata è il reddito di cittadinanza. Come se non bastasse – ha concluso – vivo nel terrore: ogni rumore mi fa paura”. Alla donna in sede processuale è stata riconosciuto una provvisionale di 50mila euro. Se il carceriere, come pare, non sarà in grado di coprire la somma la donna chiederà aiuto al fondo vittime dei reati violenti