MORTE GHIRELLI, ACCUSA DI OMICIDIO PRETERINTENZIONALE

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Omicidio preterintenzionale. E’ l’accusa che pende sopra la testa dei due 23enni che nella notte tra il 12 e il 13 luglio 2017 colpirono con pugni in testa nel corso di una lite un tassista a Firenze, provocando all’uomo, Gino Ghirelli di 69 anni, lesioni per le quali è morto dopo essere stato ricoverato in coma per due anni all’ospedale di Careggi. Prima che si verificasse il decesso del tassista, i due erano stati assolti in primo grado dall’accusa di lesioni gravissime con la formula ‘perché il fatto non costituisce reato’, ritenendo che avessero agito per legittima difesa. A seguito della morte di Ghirelli il processo di appello è stato interrotto e gli atti rimandati alla procura, non essendo più valida, proprio in ragione del decesso, l’accusa di lesioni gravissime contestata ai due 23enni. Il giudice ha infatti «condannato» l’atteggiamento del tassista, che, discutendo animatamente con i due giovani, dopo che uno di loro aveva prelevato al bancomat i soldi per il pagamento del servizio, sarebbe stato il primo ad alzare le mani. Per il tribunale, la reazione dei giovani sarebbe stata «proporzionata all’offesa».
Ma quel processo si è celebrato quando il tassista, anche se condannato in un letto in stato vegetativo, era ancora vivo. E dunque l’accusa non era omicidio, come è invece adesso, ma soltanto lesioni gravissime.
Dopo il decesso, la procura ha disposto in automatico l’autopsia – aggravando anche l’imputazione per i due – e adesso la corte d’appello, alla luce dell’esito dell’autopsia, deciderà cosa fare. 
Probabile che il primo processo si riveli «inutile» e ne venga disposto una nuovo, per omicidio, alla luce di queste conclusioni del consulente dell’accusa. Conclusioni a cui la difesa dei due imputati tenta di opporsi avvalendosi di un proprio medico legale, Massimo Forgeschi. Si ripartirà da capo, insomma. Ma con un’accusa molto più pesante.