Caccia al dna dell’assassino

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Le indagini classiche finora hanno portato pochi risultati ed ora, per cercare di arrivare alla verità sulla morte di Roberto Checcucci, il 53enne di Fucecchio massacrato a coltellate domenica mattina a castelfranco di sotto, arrivano due genetisti forensi, gli specialisti che lavorano in stile csi.
Dall’autopsia intanto è arrivata la conferma delle due coltellate mortali inferte al collo oltre al resto dei fendenti distribuiti al torace, all’addome e, in maniera più superficiale, anche su braccia e gambe per un totale di una dozzina di colpi.
L’arma del delitto ancora non si trova, non è ancora stato possibile appurare se si sia trattato di un coltello o di un cacciavite, particolare non di poco conto per valutare la premeditazione del gesto.
L’analisi delle tracce biologiche rilevabili, dalla saliva al sangue, sul corpo e nei dintorni del cadavere servirà a isolare eventuali presenze estranee da cui estrarre il dna. Elementi che andranno comunque contestualizzati e poi segnalati agli inquirenti alle prese con un caso in cui l’isolamento sociale che si era creato Checcucci priva gli investigatori di spunti sostanziali.