”Figlia violentata”, ma era una bugia

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Una bambina, sua figlia, avrebeb confessato che a venderla ai pedofili che l’avevano violentata era stata lei, la madre. Questa versione non emerse subito, ma soltanto dopo che la bambina, otto anni, era entrata nella comunità del Forteto, affidata , come per tanti altri minori, dal tribunale competente. Dopo una condanna della madre a sei anni, di cui quattro scontati in carcere, la corte d’appello di Genova ha annullato questa sentenza. La mamma è stata assolta per non aver commesso il fatto. Questo errore giudiziario è l’ennesima storia nera che si è consumata nella comunità di Rodolfo Fiesoli, oggi detenuto a Padova per scontare una condanna definitiva a 14 anni e 10 mesi, senza più appello, per abusi fisici e psicologi a danno di giovanissimi ospiti. Fu Fiesoli in persona a denunciarlo: la bambina aprendosi con gli affidatari avrebbe riferito che a consegnarla ai pedofili era stata sua madre, per soldi. Ne scaturì un processo che condannò la donna al carcere e alla perdita della potestà genitoriale. Anni dopo , quando la magistratura ha fatto emergere le violenze e le manipolazioni mentali della comunità-setta, la bambina, diventata adulta, rivelò che le accuse verso la mamma le erano state messe in bocca attraverso botte e castighi. Secondo l’aberrante prassi della comunità di distruggere ogni rapporto con le famiglie di provenienza.